(Ben)venuti - Settembre 2017

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LE BUONE ABITUDINI

 

Quando l’accoglienza diventa un progetto di vita

tl_files/naga/immagini/newsletter-rifugiati/abitudini-04.jpgEcco cosa accade nei Cas gestiti come fossero degli Sprar. La cooperativa Ezio (una cooperativa di tipo B, ovvero Cooperativa di lavoro) opera sul territorio della provincia milanese in tandem con la cooperativa Il Melograno. La prima gestisce gli Sprar e la seconda i Cas, ma il personale dei due enti gestori spesso si muove sui vari appartamenti, senza differenze fra un sistema e l’altro. Sicuramente uno dei campi di intervento che ci ha colpiti in modo particolarmente positivo è quello relativo alla gestione della formazione professionale e delle borse lavoro. Tema questo interessante per dare concretezza al fantomatico progetto di vita del richiedente. Ed ecco cosa ci racconta Francesco della cooperativa Ezio: “Dopo un periodo di 6 mesi/1 anno dal loro arrivo nel Cas, individuato chi si è integrato maggiormente (che in sintesi vuol dire rispettare le regole pattuite con gli operatori, seguire con profitto la scuola di italiano), viene avviata con Afol (una delle aziende che si occupa di formazione) la borsa lavoro. Essendo la cooperativa Ezio, una coop di tipo B, è essa stessa a occuparsi di organizzarla delegando ad Afol la parte burocratica della faccenda”. Organizzarla vuol dire andare alla ricerca dell’ente ospitante, che può essere interno, come la cooperativa stessa, o esterno. ”Nel tempo”, racconta Francesco, “abbiamo trovato una profumeria a Milano, l’Umanitaria, una mensa a Locate che prepara pasti per le scuole, un locale che fa pranzi al mattino e che diventa pub la sera, l’Api (Associazione poliziotti italiani), un’impresa di pulizia, una catena di alberghi e altri ancora”. La borsa inizia con le visite mediche obbligatorie (la cosiddetta “sorveglianza sanitaria”) e con la formazione sulla sicurezza al lavoro (decr.81/2008). Individuata la mansione comincia la formazione specifica. Superata la formazione e con l’ok del medico si parte con la borsa lavoro che viene pagata 400 euro e prevede dalle 12 alle 20 ore lavorative settimanali. La borsa viene erogata dall’ente ospitante. Nel caso fosse la cooperativa Ezio ad avere questo ruolo sarà lei a pagare la somma dovuta. La durata della borsa va dai 3 ai 6 mesi mediamente, nel corso dei quali avviene il monitoraggio. Un aspetto importante che sta a monte di tutto questo è l’elaborazione del progetto educativo individuale, il cosiddetto Pei, un’attività svolta da Afol, ma che presto “appena saremo pronti faremo noi direttamente”, spiega Francesco.
La borsa lavoro è un mezzo eccezionale per far emergere le competenze della persona che, finché rimane nell’accoglienza, fa fatica a metterle in evidenza o spesso anche a essere consapevole di averle. “Non di rado finita la borsa la persona viene assunta. Non è obbligatorio, ma spesso accade. La cooperativa Ezio ne ha assunti tre, la profumeria di cui sopra ha assunto una ragazza, la catena alberghiera ne ha assunto uno in magazzino. L’auspicio è che dopo l’assunzione riesca col tempo a trovare lavori migliori, liberando posti per nuove borse. Il nostro Moussa, infatti, che lavorava in albergo si è poi trovato un posto in un’azienda americana che fa pezzi industriali” racconta Francesco con soddisfazione.

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