(Ben)venuti - Marzo 2017

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IL DIARIO

 

 

Quando l’albergo diventa un Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS).

Una delle tante sorprese riservate dal nostro sistema di accoglienza è senza dubbio l’utilizzo di strutture alberghiere per ospitare i nuovi arrivi di migranti, richiedenti asilo...

3 marzo 2017. Abbiamo chiamato il proprietario di un albergo della provincia di Milano, già visitato alla fine del 2015, per chiedergli un nuovo appuntamento che, senza difficoltà, riusciamo a ottenere. Partiamo in macchina. Siamo due volontarie, una di noi non conosce il luogo e la persona. Non abbiamo grandi aspettative.Si tratta infatti di una delle tante strutture ricettive diventate centri di accoglienza dopo l'emergenza nord Africa.

Arriviamo così in uno dei tanti alberghetti dell’hinterland milanese, piegato da una crisi feroce che ha messo in ginocchio molte aziende medio piccole. Anche questo hotel, come molti altri, ha cominciato a perdere avventori, troppi per riuscire a far quadrare il bilancio di un esercizio di piccole dimensioni e a gestione familiare, come questo.

 

Entrare nel grande business dell’accoglienza poteva essere una via d’uscita per il proprietario dell’hotel. Nella nostra visita di fine 2015, avevamo trovato una situazione, che a mano a mano che ci addentravamo nel mondo dell’accoglienza, abbiamo scoperto essere tipica del nostro paese: impreparazione, approssimazione, mancanza totale di formazione e, quando va bene, come in questo caso, tanta buona volontà. Tentare di far quadrare i conti non ha in sé nulla di male, farlo sulla pelle degli altri invece sì. E così dopo i primi anni di gestione difficile e lacunosa, con ospiti sempre più scontenti perché privi di orientamento sul territorio e senza aiuto dal punto di vista legale, il proprietario, a ottobre 2016, ha deciso di rivolgersi a una cooperativa sociale, una delle tante nate da alcuni anni sul territorio, affidandole la gestione diretta dei richiedenti. Il suo compito è rimasto quello dell’organizzazione e della ristrutturazione della struttura. Una parte dei 35 euro a persona al giorno che riceve dalla prefettura va alla cooperativa: 8 euro a ospite al giorno per l’esattezza. È con malcelato orgoglio che mostra le migliorie ancora in divenire, come l’attivazione di nuovi bagni (la convenzione prevede 1 bagno ogni 6 persone e qui in funzione ce ne sono meno), di uno spazio per l’infermeria, così come di una piccola stanza per mangiare, per chiacchierare e ritrovarsi. Gli ospiti in questo periodo sono 30, provenienti dal Ghana, dall’Eritrea e dalla Guinea. Il clima disteso mostra una situazione nettamente migliore dei primi anni. Il presidente della cooperativa, un ex cuoco e i suoi operatori, fra i quali una assistente sociale, da poco catapultata dalla Calabria, alle prese con un territorio a lei del tutto sconosciuto che compensa il suo spaesamento geografico (quasi pari a quello degli ospiti) con una buona empatia nei loro confronti, stanno seguendo i richiedenti.

 

Non hanno mai avuto a che fare, neppure loro, con questa realtà e si stanno formando giorno per giorno. Il ristorante dell’albergo è ancora in funzione. Qui di avventori ce ne sono un bel numero sia a pranzo sia a cena e quindi il proprietario lo ha lasciato aperto, richiamando anche uno dei suoi vecchi ospiti, che ottenuta la protezione era partito per la Germania. “Eravamo rimasti in contatto e quindi visto che avevo bisogno in cucina l’ho chiamato e lui è tornato subito. L’ho assunto e ora vive qui con noi”, racconta. E visto che le cose procedono e gli affari vanno bene, finalmente il bilancio comincia a quadrare, ecco che 6 degli ospiti attualmente presenti in struttura verranno trasferiti in un appartamento preso in affitto in un paese vicino, lasciando il posto in albergo a 6 nuovi arrivi.

 
 I materiali e i riferimenti specifici del sopralluogo non vengono divulgati, ma restano a disposizione della redazione.

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