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Perché?

La perplessità rispetto all'utilizzo degli abituali assetti teorici e tecnici delle psicoterapie con utenti provenienti da culture diverse ha portato ad esplorare nuovi e possibili dispositivi di cura e a dar vita ad un servizio di etnopsichiatria all'interno del Naga, per una visione olistica dell'intervento con il paziente straniero.

 

Come?

Il gruppo lavora su due piani: lo studio teorico e l'attività clinica diretta. I volontari, inoltre, promuovono incontri, convegni, giornate di studio e approfondimento sull'etnopsichiatria.

 

Chi?

Il servizio è composto da 10/15 volontari: psichiatri, psicologi, medici, educatori, mediatori culturali, infermieri.

 

Quanti?

Diversi sono i pazienti che ogni anno vengono presi in carico dal gruppo clinico.

 

 

 

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