Nagazzetta - Marzo 2015 -

ANALISI

 

Sex(po) appeal

 

L'esposizione universale calamita e volano del mercato della prostituzione. Alcune riflessioni di Cabiria, l'Unità mobile del Naga, che incontra chi si prostituisce per strada.

 

Tutti i siti istituzionali su Expo danno i numeri: 144 paesi, per 184 giorni, con 20 milioni di visitatori e 10 mila lavoratori. Infine 25 miliardi di indotto annunciato. Neanche un riferimento però al flusso di persone che si prostituiscono e che raggiungeranno Milano ancor prima dell'inaugurazione prevista per il primo maggio.

 

Cifre 

Qualche cifra, allora, vogliamo darvela anche noi: Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle politiche sociali, ha stimato che al momento sono "circa 7mila le donne sul marciapiede a Milano, con punte più alte nei fine settimana e il doppio per le fiere". Ma non ci sono né ci saranno solo donne. Perché all'aumento della domanda (si stimano due milioni e mezzo di clienti in Italia) corrisponde sempre un aumento e, soprattutto, una diversificazione, dell'offerta. Arriveranno escort d'alto bordo, altr* si svenderanno a poco prezzo, saranno donne, trans, travestiti, uomini, persone che si prostituiscono consapevolmente, saltuariamente, sfruttate, vittime di tratta, minori e bambini. Perché tra il pubblico di Expo non ci saranno solo padri di famiglia (che pure a volte sono clienti) ma anche single, business man, che magari lontani dalla quotidianità si sentiranno più liberi. Che i grandi eventi giovino al mercato del sesso non è una novità: durante i Mondiali di calcio in Brasile, l'estate scorsa, sono state tant* i/le sex worker che abbiamo visto tornare al paese d'origine per l'occasione. E per guardare alla vicina Europa, anche la Coppa del mondo 2006 in Germania ha sortito lo stesso effetto.

 

Conseguenze

Quali saranno le conseguenze qui in Italia? Per il modello abolizionista vigente vendere e comprare servizi sessuali non è reato, mentre il favoreggiamento e lo sfruttamento sì. E cosa succederà al numero di persone vittime di tratta portate a Milano per prostituirsi, una volta spenti i riflettori di Expo, quando, inevitabilmente, diminuirà la richiesta?

Cosa farà l'amministrazione comunale di fronte a questi numeri, gli articoli di giornale non ce lo dicono né lo possiamo sapere in altro modo. Dopo averci incontrato nei primi mesi del suo mandato, la giunta comunale non ha più risposto alle nostre sollecitazioni. Certo, la politica dello struzzo non la condividiamo, ma c'è di buono che si è messo fine allo scandalo delle ordinanze della precedente amministrazione. E, ne siamo sicuri, molto dipenderà anche dalla pressione che i cittadini (tra cui troviamo spesso molti clienti) sapranno esercitare, all'insegna di quella retorica di "decoro urbano" cui ci opponiamo fermamente.

 

Prospettiva

Il rischio di una politica repressiva infatti è che il fenomeno venga completamente sommerso: una parte dei/delle sex worker lavora in locali, night club, discoteche, cinema, contattando i propri clienti sul web o esercitando indoor e per le unità di strada è difficile riuscire a contattarl*.

Basterebbe cambiare prospettiva. Capire che non si tratta solo di sicurezza, ma di attenzione sociale. Magari iniziando a coinvolgere gli attori presenti sul territorio, a partire dai cittadini del quartiere, i/le sex worker (il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute sta elaborando una possibile proposta di legge, ad esempio), i legislatori. Continuando a garantire la sicurezza delle vittime di tratta, potenziando le risorse investite nei progetti di emersione e integrazione, facendo rispettare gli articoli di legge (art. 13 legge 228/2003 e art. 18 dlgs 286/1998: sanciscono il soggiorno per motivi di protezione speciale) che tutta Europa ci invidia.

Perché, se è vero che grazie agli introiti illegali siamo riusciti a far balzare il PIL nazionale del 3,7 %, non è possibile considerare l'unico aspetto (naturalmente economico) di un fenomeno così complesso.

 

Ombrello

Quindi regolamentare la prostituzione non basta. Certo, aiuterebbe le sex worker nostrane o regolari. Bisogna costruire un ombrello in grado di coprire e tutelare tutti, compresi i migranti senza permesso di soggiorno che hanno una vulnerabilità altissima e rappresentano circa il 60% dei nostri contatt per starda. Solo una completa riformulazione della legge Bossi-Fini ridurrebbe per loro il rischio di cadere nelle maglie della criminalità.

E attenzione che l'ombrello non sia bucato. Perché non tutte le regolamentazioni sono uguali e ugualmente efficaci.

Inoltre serve garantire delle alternative, e pensiamo soprattutto allo stigma nei confronti delle trans che costituiscono circa il 70 % dei nostri contatti: quali sbocchi lavorativi socialmente accettati hanno? Cercate nell'oscurità delle strade e delle camere da quelle stesse persone che in pubblico le denigrano e negano loro il lavoro.

 

Forse

Noi come al solito, monitoriamo: incontriamo le persone sulla strada, facciamo riduzione del danno, accompagnamenti, empowernment. Certo, non vorremo scatenare un "puttanaio" mediatico.

O forse sì?

Cabiria

 

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