Nagazzetta marzo 2017

Metropolitan

 

Noi ci siamo

“CI SIAMO”: così era firmato un volantino comparso sui muri di Villa S. Giovanni poco prima di Natale. In quei volantini, in quella firma, era contenuta una dirompente novità. La sera del 21/12 un gruppo di migranti supportati da alcuni solidali occupava lo stabile di via Fortezza 27, abbandonato da anni. Già altre volte la palazzina era stata occupata, ma stavolta era diverso: gli occupanti infatti non cercavano di dissimulare la propria presenza ma, al contrario, rivendicavano la natura politica della loro iniziativa e in quel volantino invitavano gli abitanti del quartiere a venire a conoscerli. La firma stessa sottolineava la volontà di uscire dall’ombra e porre con forza il problema di una presenza ignorata dalle istituzioni. Neppure lo sgombero improvviso del 2/2 arrestava il percorso. Mentre alcuni decidevano di abbandonare preferendo soluzioni individuali, i restanti membri del gruppo sceglievano di rifiutare la sistemazione nei dormitori in quanto non rispondente ai criteri di autodeterminazione e dignità che avevano voluto affermare, e, consapevoli dei rischi connessi al gesto, il 19/2 occupavano un altro stabile in disuso in via Esterle, zona via Padova, rinominandosi “Ci siamo con Abd ElSalam” in memoria del lavoratore e sindacalista egiziano massacrato da un tir durante un presidio lo scorso settembre. Grandi gli ostacoli su diversi piani: materiale, comunicativo, organizzativo. Eppure da mesi quest’esperienza cresce, con l’ambizione di provare che dal buio dell’emarginazione si può uscire con una risposta collettiva e replicabile, ovvero politica. “Ci siamo” non si limita a fornire un riparo a migranti senza documenti e richiedenti asilo esclusi dall’“accoglienza”. La sua scuola, non frontale ma circolare, è aperta a tutto il quartiere, e non insegna solo italiano ma anche arabo e, in progetto, altre lingue e competenze. Una prova delle potenzialità di interazione si è avuta sabato 11/3, quando l’occupazione ha ospitato il collettivo Mamadou per la rappresentazione “Le scarpe dei caporali”, seguita da una cena condivisa. “Ci siamo” vuole dimostrare che un’accoglienza autogestita e solidale oltre a garantire dignità può produrre ricchezza per tutta la cittadinanza: un progetto alto, che va ad unirsi al fermento di iniziative di solidarietà che Milano sta conoscendo, e nel quale non possiamo che confidare.

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