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Migrante ucciso nella Piana di Gioia Tauro

04/06/2018

Il razzismo istituzionale del nuovo come dei vecchi Governi e la narrazione criminalizzante dei media hanno sicuramente avuto l'effetto di rendere ammissibile, tollerabile e giustificabile che si possa essere presi a fucilate per aver, forse, cercato di rubare delle lamiere. Ammissibile, tollerabile e giustificabile solamente se si è neri, ovviamente.

 

Fortunatamente, fino ad oggi non ci risulta che un senza tetto italiano sia stato preso a fucilate per aver cercato un conforto tra i materiali di scarto. Il cosiddetto furto che, invece, sembra sempre di più assumere i tratti di un'esecuzione legata alla criminalità organizzata, consisteva, infatti, in qualche pezzo di lamiera per ripararsi dal freddo della notte e dal caldo del giorno.

 

Nessuna parola di cordoglio, da nessuna parte, per Soumayla Sacko, migrante, lavoratore e sindacalista che si batteva per i diritti di tutti i cittadini stranieri che vivono in condizioni disastrose e sono sfruttati, tutti i giorni, sulla Piana di Gioia Tauro.

 

In mezzo al frastuono delle parole razziste e all'assordante silenzio di partiti, sindacati e società civile, a noi viene da pensare a lui e a tutti quelli come lui che mandano avanti l'economia di intere zone del Paese e che invece di essere trattati, almeno, con rispetto, sono ormai definitivamente declassati a cittadini meno meritevoli, non di diritti, ma anche solo di vivere.

 

Alla famiglia e agli amici di Soumayla Sacko le nostre condoglianze e la nostra solidarietà.

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