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Nagazzetta- Febbraio 2010

05/02/2010

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Storie dal Naga - Il suonatore di Tripoli


Nella sala d'attesa dell'ambulatorio medico del Naga, grazie alla varietà dei suoi ospiti, si respira un'aria particolare. Condividono lo stesso spazio storie, Paesi, sogni e preoccupazioni differenti, un crocevia che la fa assomigliare più alla sala d'attesa di una stazione che a quella di un ambulatorio, un insieme di voci, pensieri e culture che s'incrociano probabilmente senza mai incontrarsi.

 

Ognuno ha il suo modo di "aspettare", chi legge il Corano, chi legge il giornale, chi legge la Bibbia, chi si guarda intorno, chi tiene in mano preoccupato e silenzioso le analisi mediche, chi guarda la cartina geografica appesa al muro ripercorrendo tutta la strada che ha fatto per arrivare fino a qui, chi chiacchiera, chi dorme, chi conta le persone che ha davanti prima del suo turno, chi guarda impaziente l'orologio, chi non ha fretta, chi, semplicemente, aspetta. E' un luogo spesso silenzioso, ma attraversato da un flusso continuo di persone e, quindi, continuamente mutevole.

 

Salem è il più alto di tutti stamattina ed è, anche, l'unico in piedi. E' veramente grande, non è solo alto, è proprio grande. Ha i capelli corti, neri e ricci e gli occhi marroni, brillanti. In mano, ricette, prescrizioni e analisi mediche e, come gli altri, aspetta il suo turno: stamani lui è il numero 23.

 

I medici del Naga, oltre a curare i cittadini stranieri che si rivolgono al nostro ambulatorio, ogni giorno, raccolgono confidenze, desideri, bisogni e ascoltano tante storie e, alcune, son difficili da dimenticare.

Stefano è volontario al Naga da 15 anni, conosce molto bene l'ambulatorio medico perché è stato uno dei medici che l'ha frequentato più assiduamente e molto pazienti si ricordano di lui, e lui di loro. Stefano mi indica Salem e mi dice "Indovina che lavoro faceva quel ragazzo a Tripoli?" "Muratore? Autista? Idraulico? Falegname?" "No, prova a chiederlo a lui..."

 

Salem ha ancora tante persone davanti prima del suo turno e, quindi, ha tempo per chiacchierare un po' con me..."Salem che lavoro facevi in Libia?" "Suonavo, ero un musicista. Il mio strumento era  il contrabbasso."

 

Mi stupisco, ma se lo guardo me lo vedo abbracciato a quello strumento grande quasi quanto lui. Per un attimo me lo immagino in una jam session in un locale fumoso e affollato, sarebbe perfetto con quel fisico, ma la sua storia è un po' diversa...

 "Sono in Italia dal 2005; in Libia non ero solo un musicista, ero anche insegnante di musica, lo sono stato per 17 anni. Insegnavo alle scuole medie, alle elementari... insegnavo solfeggio, flauto traverso, storia della musica...tutto...poi avevo anche un gruppo che suonava in televisione e uno con il quale andavamo ai matrimoni...ci divertivamo come matti!

 

Ho iniziato a suonare a 7 anni, mi sono poi diplomato al conservatorio e la musica è sempre stata la mia passione e il mio modo per rilassarmi, per non pensare, suonare mi faceva stare bene...

 

Poi nel 2003 ho fatto un grave incidente in macchina, ho avuto gravi danni ad una mano, alla schiena e sono caduto in depressione...stavo male, non uscivo più di casa e non riuscivo più a suonare, ma nel mio Paese non potevo ricevere le cure di cui avevo bisogno...per questo ho deciso di partire: volevo essere curato, avevo bisogno di aiuto.

 

Sono partito con tutta la mia famiglia, mia moglie e le mie tre figlie...qui sono irregolare, non ho i documenti, ma sono stato curato, le mie figlie vanno a scuola e posso mangiare, per me questo è quello che conta...faccio piccoli lavori saltuari, a volte il sabato e la domenica vado a vendere dei vestiti usati che raccolgo in giro, vado ai mercati di Bonola e di Papignano, mi metto per terra al lato dei banchi autorizzati e riesco a vendere qualcosa...

 

Faccio un corso d'italiano, ma ho qualche difficoltà, non parlo ancora bene...mia moglie sta a casa, anche lei è senza documenti, ma ha fatto domanda di sanatoria e stiamo aspettando il risultato...speriamo...io voglio rimanere qui, voglio che le mie tre figlie continuino a studiare...voglio vivere in Italia, perché è così difficile?"

 

"E la musica, Salem? Non suoni più?"

 

"A volte, in parrocchia, ma non è facile: per suonare bisogna essere tranquilli...Sai quando riesco a suonare? Quando sono in casa da solo, chiudo la porta, inizio a suonare e smetto di pensare".

 

 

 

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