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Sbagliando non s'impara

29/05/2015

Se l'obiettivo dei Centri di Emergenza Sociale (CES), dove sono stati accolti cittadini rom negli ultimi due anni, era quello di fornire un'assistenza/accoglienza temporanea adeguata e promuovere anche percorsi di integrazione, questo si è rivelato un fallimento, come è emerso anche dal nostro report di denuncia Nomadi per forza pubblicato lo scorso marzo: strutture sovraffollate, mancanza di privacy, norme discriminatorie che ne regolamentano l'accesso e la permanenza spesso applicate in modo discrezionale, emarginazione e degrado.

 

Di fronte a questa situazione, che cosa si decide di fare? Di aprire un confronto? Di pensare a soluzioni di lungo termine? Di rendere vivibili i CES già esistenti? Di potenziare la seconda accoglienza, ad oggi totalmente insufficiente?

 

Niente di tutto ciò.

 

Il confronto è negato, infatti nessuna risposta è stata data alle denunce oggettive del nostro report, né alle lettere di richiesta di incontro e chiarimento che in queste ultime settimane sono state mandate all'amministrazione da Consulta Rom e Sinti di Milano, Naga, European Roma Rights Centre (ERRC) e Tavolo Rom.

 

Invece l'amministrazione decide di aprire un altro CES in zona Bonfadini, trasferendovi quello di via Lombroso, spendendo ancora soldi in soluzioni che si sono rivelate inadeguate e fallimentari. 

Evidentemente sbagliando non s'impara, al contrario si persevera e si aggrava la situazione. Infatti aprire un CES in via Sacile, vicino al campo regolare di via Bonfadini, vuol dire creare un ghetto etnico in un angolo periferico della città, nel quale i rom vengono concentrati e segregati, con anche il rischio di conflitti con i cittadini del quartiere (l'insediamento di via Dione Cassio insegna).

 

Si decide quindi di proseguire con una logica escludente, di portare avanti un modello discriminatorio, semplicemente perché non si riescono nemmeno ad immaginare soluzioni diverse. 

Come Naga, riproponiamo quindi le raccomandazioni che abbiamo fatto nel nostro report:

"... destinare fondi ad azioni concrete volte a favorire processi di convivenza civile; coinvolgere attivamente nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di qualsiasi progetto i rom destinatari; sospendere nell'immediato ogni sgombero forzato; riconoscere il diritto all'iscrizione anagrafica alle persone che abitano negli insediamenti informali e nei centri di prima e seconda  accoglienza del Comune di Milano; garantire l'effettivo godimento del diritto alla salute per tutte le persone accolte nei CES; attuare nel medio-lungo periodo progetti di edilizia abitativa di tipo diversificato; tutelare i minori (frequenza scolastica) e avviare progetti di inclusione lavorativa e abitativa negli insediamenti informali, fino all'accesso a soluzioni abitative adeguate".

 

Info: 349 160 33 05 - naga@naga.it

 

A questo link l'articolo "Nei campi rom" uscito sul Corriere della Sera il 29.5.2015

 

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