(Ben)venuti - Luglio 2017

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ZOOM

 

La casella giusta!

 

In quale direzione si stiano muovendo l’Unione Europea e i diversi Stati membri, Italia compresa, nell’affrontare il fenomeno migratorio è ben chiaro a tutti. E’ però forse meno noto in che modo tali politiche di chiusura si traducano nella vita dei richiedenti asilo giunti nel nostro paese.
La Questura di Milano, ad esempio, da ormai 15 mesi, come già denunciato dal Naga e altre realtà, si sta arrogando compiti che non le competono preselezionando in modo del tutto arbitrario le persone ritenute “meritevoli” di accedere alla procedura di asilo e notificando provvedimenti di espulsione a chi viene considerato un “migrante economico”. Tale scrematura viene fatta sulla base del cosiddetto “foglio notizie” che viene fatto compilare ai richiedenti convocati in Questura per il fotosegnalamento, al fine di far dichiarare alla persona i motivi dell’arrivo in Italia e di valutare, in modo totalmente discrezionale, chi può accedere alla procedura e chi invece deve essere allontanato: se barri la casella giusta rientri, altrimenti no!
Questa nuova modalità messa in atto anche da altre Questure italiane altro non è che l’adozione del cosiddetto hotspot approach che ha la pretesa di poter dividere i “veri rifugiati” dai migranti economici non tenendo in considerazione né la grande concatenazione di cause che obbliga le persone a partire né le norme nazionali e internazionali che garantiscono il diritto di asilo e che prevedono una valutazione individuale di ogni singola richiesta.
Di recente sono stati notificati dei provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale anche a persone già in carico al sistema di accoglienza gestito dalla Prefettura di Milano e presentatesi in Questura su invito della stessa per avviare la procedura di richiesta di protezione internazionale. Persone che dalle regioni del sud erano già state trasferite in Lombardia in qualità di richiedenti asilo.
Si tratta di un sistema evidentemente schizofrenico che muove le persone come delle pedine e fornisce informazioni contraddittorie di volta in volta.
È infatti di inizio 2016 una circolare ministeriale firmata dal Prefetto Mario Morcone, allora a capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, che, rivolgendosi alle Prefetture e agli organi di polizia, ribadiva che le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale hanno “la competenza esclusiva non solo ad esaminare, nel merito, la fondatezza della domanda di protezione, ma anche a decidere sull’inammissibilità della domanda medesima”, e continuava ricordando che “non esistono nel nostro ordinamento ‘categorie’ cui attribuire o negare a priori la protezione internazionale, ma solo casi di persona che, indipendentemente dalla loro nazionalità, in presenza dei presupposti previsti dalla legge possono avere diritto alle garanzie contenute della Convenzione di Ginevra”.
Parole che a quanto pare sono cadute nel vuoto.

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